agosto 29, 2006
Falecius aka Falecio (Fal per gli amici)

Classe ’83, studente (si fa per dire) di e “dottore” in, lingue orientali, eterno single per scelta (delle ragazze), tante cose scritte, una sola pubblicata. Metallaro della domenica, ultimamente sta rivalutando Max Pezzali.
Ha deciso che voleva fare lo scrittore quando ha capito di essere nato troppo tardi per arruolarsi nell’esercito austro-ungarico.
agosto 28, 2006
Ste
Editor. Prima o poi, tutto passa sotto le sue mani. Si è laureato in lettere nel 2004, e ora si sta specializzando in filologia moderna. Ha pubblicato alcuni racconti. Ama particolarmente la narrativa italiana contemporanea, ma anche i Subsonica, Roma, i musical e, molto, molto altro ancora.
Manifesto Avant Pop
di MARK AMERICA
Thread che si denuda in dieci post veloci.
1- Ora che il Postmodernismo è morto e finalmente lo stiamo sepellendo, qualcos’altro comincia a fare presa nell’immaginario culturale, e propongo di chiamare questo nuovo fenomeno Avant-Pop.
2- Anche se è vero che alcune propaggini di Postmodernismo, Strutturalismo, Post-strutturalismo, Surrealismo, Dadaismo, Futurismo, Capitalismo e perfino Marxismo pervadono la nuova sensibilità, la grande differenza è che gli artisti che creano arte Avant-pop sono i figli dei Mass Media (molto più che essere figli dei loro genitori, che hanno su di loro molta meno influenza). Tanti dei primi esponenti del Postmodernismo, che arrivò ad una maturità di coscienza negli anni ’50, ’60 e primi ’70, provarono disperatamente a tenersi distanti dalla ribalta della nuova e potente Realtà Mediagenica, che stava rapidamente diventando il luogo dove la stragrande maggioranza del nostro scambio scambio sociale avveniva. Nonostante la sua iniziale insistenza sul restare incastrati nei presupposti dell’autoistituzionalizzazione ed incestualità del mondo accademico e dell’arte elitaria, il Postmodernismo si trovò sopraffatto dal motore dei media popolari, che alla fine lo uccisero, e dai sui resti oggi è nato l’Avant-Pop
3- Gli artisti Avant-Pop hanno dovuto resistere alla sensibilità d’avanguardia che testardamente nega l’esistenza di una cultura popolare mediatica e la sua influenza dominante sul modo in cui noi usiamo le nostre menti per processare l’esperienza. Allo stesso tempo, gli artisti AP hanno dovuto lavorare duro per non innamorarsi così tanto della falsa coscienza dei Mass Media da perdere di vista le loro linee creative. L’unica e più importante linea creativa della Nuova Ondata di artisti Avant-Pop è entrare nella corrente dominante così come un parassita farebbe: succhiando il sangue cattivo che sta tra la corrente dominante e il margine. Succhiando al seno della contaminata cultura mainstream, gli artisti Avant Pop si stanno trasformando in Scrittori Mutanti, è vero, ma il nostro traguardo è, ed è sempre stato, affrontare la nostra deformità mostruosa e trovare selvaggi e avventurosi modi di amarla per quel che è. Anche le ultime propaggini del Postmodernismo tentarono di farlo, ma furono incapaci di trovare la via segreta che porta nella cellula della corrente dominante, così da facilitare e accelerare la rapida decomposizione del corpo ospite. Tutto questo sta cambiando dal momento che la giovane cultura emergente, col suo cinismo profondamente radicato e il movimento nomadico nella “danza del business”, ora ha il potere di fare o rompere il futuro economico del decrepito Tardocapitalismo. Gli stessi artisti AP sono diventati immuni alla morte terminale da disfunzionalismo di una cultura pop andata a male, e sono ora pronti ad offrire i loro elisir bizzarramente miscelati per curarci da questa spaventosa malattia (Malessere Informazionale) che infetta il cuore delle nostre vite collettive.
4- Ora, anche se gli artisti AP sono completamente consci del loro bisogno di mantenere una cruciale avant-sensibilità, giacchè guida i processi creativi del loro operato e si collega al lignaggio delle avanguardie da dove provengono, sono anche veloci nel riconoscere il bisogno di sviluppare più strategie illuminate, che permettano di attirare l’attenzione all’interno delle diffuse forme di rappresentazione, che intasano il paesaggio mediatico. La nostra missione collettiva è alterare radicalmente il focus della Cultura Popolare, mandando in onda il gesticolare dark, sexy, surreale e sottilmente ironico che esce fuori dall’opera di molti artisti del 20esimo secolo, come: Marcel Duchamp, John Cage, Lenny Bruce, Raymond Federman, William Borroughs, William Gibson, Ronald Sukenick, Kathy Acker, the two Davies (Cronemberg e Lynch), movimenti artistici come: FLUXUS, Situazionismo, Lettrismo e Nuovo-hoodooismo e scorie di gruppi rock come Sex Pistols, Pere Ubu, Bong Water, The Breeders, Pussy Galore, Frank Zappa, Sonich Youth, Ministry, Jane’s Addiction, Tuxedo Moon and the Residents. L’onda emergente di artisti AP ora arrivati sulla scena si trova incastrata in questa lotta per trasformare rapidamente la nostra cultura malata, infestata di beni e mediocre, in una più sensuale, allucinata, esotica e reticolare esperienza Avant-Pop. Un modo di raggiungere questo è creare ed espandere le sottoculture. Le sottoculture, molte delle quali esistono grazie alla scena delle zine, diventeranno, grazie agli ambienti elettronici convergenti, comunità virtuali. Grazie all’ingaggiarsi attivamente nel continuo scambio e la proliferazione delle pubblicazioni generate colletivamente, (opere di design creativo, manifesti, reading dal vivo on-line, ipertesti multimediali ed interattivi, conferenze etc), gli artisti AP e la rete alternativa di cui fanno parte, fagociteranno i relitti convenzionali di un’era sorpassata, dove l’artista individuale –l’autore che crea la sua mirabilmente modellata, originale opera d’arte, consumata primariamente dal mondo elitario dell’arte e il suo giro d’affari- incorona chi passa il giudizio su ciò che è appropriato e ciò che non lo è. Establishment letterario? Estamblishment dell’arte? Scordatevelo. Gli artisti AP vestono ciascuno i dati esperienziali dell’altro come onde di energia caotica che collidono e si mescolano nel sangue testuale, mentre il flusso sempre mutevole dei progetti creativi che ribolle nelle loro opere collettive inonda territori elettronici di culto con una sottile energia destabilizzante che cambierà per sempre il modo in cui disseminiamo la scrittura ed interagiamo con essa.
5- L’artista AP accoglie la nuova Era Elettronica con braccia aperte, perché sappiamo che questo aumenterà notevolmente le nostre possibilità di trovare un pubblico con mentalità simile alla nostra, con cui comunicare e collaborare. Il futuro della scrittura è allontanarsi dallo scrittore solitario seduto davanti ad una tastiera, che sforna versi, in modo che lui o lei possano trovare un editor o un agente o un editore che attirera l’attenzione del pubblico interessato al commercio della letteratura su di loro. Invece, il futuro della scrittura sarà caratterizzato da più autorità, collaborative, multi-mediali, accessibili a centinaia se non migliaia di potenziali associati intorno al mondo, che lavoreranno attivamente su internet nelle loro sottoculture. Il valore dipenderà più dall’abilità dei gruppi differenti di artisti associati di sviluppare una reputazione nel diffondere hits facilmente accessibili di Medicina Informatica Speciale al corrispondente malato d’informazione dovunque lui o lei possano essere (una delle grandi cose a rendere AP uno dei movimenti del ventesimo secolo e del ventunesimo è che la nostra audience sarà al contempo immediata e globale). Gli scrittori che continuano a supportare il concetto fuori moda di scrittore solitario dissociato dalle varie sottoculture a sua disposizione, alla fine, perderà contatto con la velocità al nanosecondo a cui il movimento-chimico viaggia e troveranno il loro lavoro e il loro movimento individualmente isolato che decelera in una tartarugosa dimenticanza. Potete immaginare i Futuristi cosa avrebbero fatto con un’Autostrada Informatica?
6- Antonin Artaud, fondatore del Teatro della Crudeltà, una volta disse, Io sono il nemico del teatro. Lo sono sempre stato. Tanto amo il teatro, tanto, per lo stesso motivo, sono suo nemico. Gli artisti AP sono i nemici della cultura pop e delle avanguardie, entrambi campi che sembrano così lontani da un mondo che si celebra attraverso guerre in diretta tv, rampanti disaffrancamenti economici, cambi d’indentità al nanosecondo. Il nostro lignaggio, il bagno di sangue di storia culturale in cui nuotiamo include, Artaud, Lautreamont, Jarry, Rimbaud, Futurismo, Situazionismo, FLUXUS, Espressionismo astratto, Henry Miller, Gertrude Stein, Pilliamo Borroughs, Terry Southernm, Surfiction, Metafiction, Postmoderno in tutti i suoi dettagli spaventosi, Laugh-In, Staurday Night Live Show, Beavis & Butthead, SLACKER, Coltrane, Miles, Dizzy, Don Cherry, decostruzione femminile, la lista va avanti. Prenderemo campioni da qualsiasi cosa di cui avremo bisogno. Squarteremo tua madre se dovesse avere qualcosa che troviamo appropriato per le nostre installazioni di mucchietti di composta.
7- Non ci frega un cazzo nemmeno della tua inventata realtà sociale. “C’era una volta”, non ci interessa se la tua location è il passato (romanzo storico), il presente (classico contemporaneo) o il futuro (cyberhype). Noi preferiamo perdere noi stessi negli squisiti reami del sesso spaziale e la narrazione dei disastri senza tempo, l’emozione di rompere la sintassi e deregolarizzare il campo della composizione, così che tu non debba più sentirti incatenato al letto della standardizzazione commerciale. La capacità della giovane cultura emergente di allinearsi con l’intelligenza intuitiva e il surfing della narrativa non lineare è solo un altro segno di dove è situata l’audience dell’artista AP. Presto le Autostrade Informatiche la faranno finita una volta e per tutte con gli uomini medi dai prezzi alti, e gli artisti mieteranno i benefici del loro lavoro duramente guadagnato. La formula della distribuzione cambierà radicalmente da: autore –agente-editore-stampatore-distributore-negoziante-consumatore, a una più semplificata e diretta: autore (mittente) –partecipante interattivo (ricevente). Gli artisti AP e i loro segnali pirati che promuovono identificazioni da stazione fuorilegge sono pronte ad espandersi in casa tua ora, basta che fai il log-in e che le trovi. Sta tutto a te, l’artista/partecipante interattivo AP.
8- Il postmodernismo ha cambiato il modo in cui leggiamo i testi. Il principio del Postmoderno era: Io, chiunque io sia, metto insieme questi bit di dati e formo un testo, mentre tu, chiunque tu sia, produrrai il tuo significato basato su ciò che tu apporti al testo. Il futuro della scrittura Avant Pop porterà questo un passo oltre. Il principio che si evolverà dal movimento dell’Avant Pop è: Io, chiunque io sia, interagisco sempre con i dati creati dal Tu Collettivo, chiunque esso sia, e interagendo ed implementando il Tu Collettivo, avrà significato. Nell’era dell’informazione dove tutti soffriamo di insofferenza da Informazione e sovraccarico, l’unica cura è una medicina altamente potente, creativamente filtrata, a base di residui testuali, spillati dalle profondità del nostro inconscio spirituale. Creare un’opera d’arte dipenderà più e più dall’abilità dell’artista di selezionare ed organizzare, presentare bit di dati grezzi che abbiamo a nostra disposizione. Tutti sappiamo che l’originalità è morta e che le nostre contaminate realtà virtuali sono sempre readymade e pronte ad essere consumate. Con un cenno allo scandalo dell’Armory Show di Duchamp, le domande che dobbiamo farci sono: a) con chi stiamo condividendo la toilet culturale? b) di cosa la stiamo riempiendo?
9- Gli artisti AP stanno già facendo molte di queste cose. È impossibile nominarli tutti ma un campione a caso include: Mark Leyner, Ricardo Cortez cruz, William Gibson, William Vollman, larry McCaffery, Ronald Sucknick, Kim Gordon, Doug Rice, Derek Pell, Kim Deal, darius James, Lauren Fairbanks, Jello Biafra, Lisa Suckdog, Eurudice, Nile Southern, Takayuki Tatsumi, John Bergin, John Shirley, Bruce Sterling, Richard Linklater, Don Webb, The Brothers Quay, lance Olsen, Curt White, Eugen Chadbourne, King Missile, David Blair, e molti molti altri.
10- Senza nemmeno saperlo, il movimento AP ha segretamente suscitato interesse e supporto per un po’ d’anni, ma ora è più esposto grazie al successo della musica sub-pop alternativa, la pubblicazione di paperbacks alternativi come la Black Ice Books, la produzione (release) di progetti media alternativi come Wax, o La Scoperta Della Tv Tra Le Api. La fiction del futuro è ora, mentre noi, i suoi più attivi praticanti, automaticamente lo sviluppiamo.
Boulder, Colorado
leggi l’originale qui
agosto 20, 2006
Loris ‘79
Loris Righetto (08-05-79 / — – –) è ideatore e content manager del Manuale di lingua e mitologia urbana. Abita da qualche parte tra Verona e Vicenza, si interessa di letteratura, linguistica, videomaking, musica. Non viene bene nelle foto.
Puoi leggere la rivistina di letteratura curata da me qui
agosto 19, 2006
Emanuel Righetto
Trafficone di PHP & MySQL, rabdomante di search engine optimization.
Cura/sviluppa il software e tiene oleati gli ingranaggi di Brutta Storia.

agosto 10, 2006
dizionario pratico dei tecnicismi musicali
Il giornalismo musicale è fatto da persone che non sanno scrivere che intervistano persone che non sanno parlare per persone che non sanno leggere.
FRANK ZAPPA

DEFINE YOUR MUSIC YOUR OWN WAY
Un progetto trasversale tra musica e parole. Opinionisti, clown, musicisti, fans, gropie, fancazzisti, etc etcì etciù. Chiunque può spiegare con parole proprie (grfga djasni do9rmnsl IQNNA,) i fondamentali della musica.
Assaggiati qualche esempio:
dj
indie
growl
improvvisazione
distilato di 4 menti
metallaro comunale
live
Sproloqui. Filosofia della musica. Tecnicismi noti solo a chi è dentro la cosa. Gonzo journalism. Aforismi e massime minimali di vita. Fotografie. Mail.
Fotografa una situazione. Dai il tuo personalissimo punto di vista.
DEFINISCI LA TUA MUSICA NEL TUO MODO (l’unico appropriato)
Puoi definire la parola che ritieni più utile, anche uomo caccola, però se ti serve una mano, puoi fare riferimento alla lista delle parole in cerca di definizione:
a. avantpop, assolo b. banchetto, bassista, batterista, booking, boyband c. camper, campione, campionatore, commercialone, cantautore d. dark, demo, disco, discotecaro, dj, djset, drum’n’bass, dub, e. easylistening, emocore, ep, f., fama, fan, fenomeni di autocombustione, fonico, funghetti, allucinogeni, frustrazione, g. gabber, genere, grappa, groove, groupie, growl, grunge, h. hardcore, homemade, i. improvvisazione, indie, industrialien, invito riduzione, ispirazione, j. jungleoso, l. line-check, live, live set, k. Karaoke, Karmakoma, m. mixare, metallaro comunale, musica elettronica impura, n. nascita di un musicista, o. orchestra di liscio, p. pirole, popettaro, Post-Bông, r., remix, rete, rockstar, s., schitarrata, ska, smanettone, studio, sound-check t. techno-boy, techno-rock, tecnica, tipologie di musicista, turnista.
Brutta Storia, manuale di lingua e mitologia urbana è una spamzine (gratuita) con cadenza mensile distribuita on-line.
Tutti i contributi pervenuti sono raccolti e consultabili nella nostra enciclopedia on-line.
agosto 4, 2006
cartoline da Zorro, lo scribaccino mascherato

ordina subito Zorro Orsacchiotto!

Habemus papam!

Zorro si sposa

Zorro in turnè con i Public Enemy

Zorro nelle Black Panters

Tanti saluti da Zorro e famiglia

Tanti saluti dal Tibet
agosto 1, 2006
MUSICA ROCK
Dalla pagina Cultura e Spettacoli del “New Day Boulletin”
3 novembre 1999
ROCK MALEDETTO VENTI ANNI FA I VALDEMAR’S BROTHERS
“Quasi tutte le fonti informative nell’ambito della storia del rock tralasciano la musica e l’immagine dei VALDEMAR’S BROTHERS, ma è indubbio che le loro sonorità, la loro particolare preparazione musicale e la loro inconsueta formazione, unite alle vicende uniche vissute al di fuori della sala di incisione, hanno scolpito il totem di un gruppo di culto, maledetto, al di fuori di tutti gli schemi conosciuti nel panorama della musica contemporanea.
La loro storia comincia nel 1976 a Chelsea, quartiere di Londra, in uno scantinato umido ed arrangiato artigianalmente a sala prove e luogo di incontro. Quattro studenti di ceto abbiente, tre di Arte ed uno di Filosofia, Brett Wind, John Bradley, Ben Cross e Jonas Green, amici da tempo per il loro comune interesse per la musica e l’esoterica, decidono di costituire un gruppo musicale rock, anche se la loro formazione non si può certo definire ortodossa: chitarra elettrica, organo Hammond, violoncello e percussioni esotiche varie come tabla indiani e jembe africani. I loro tentativi di amalgama dei suoni e delle ispirazioni si alternano al loro passatempo preferito di discussioni e approfondimenti degli aspetti più nascosti e magici delle religioni orientali.
Il più carismatico dei quattro, Jonas Green, il ‘filosofo’, pungola il gruppo alla finalità della creazione di uno stile e di una sonorità accentuatamente originali: “Noi non apparteniamo ad alcuna scuola o corrente musicale; noi siamo una corrente musicale ed abbiamo un nostro stile, musicale e di vita, con i nostri interessi per la magia e le religioni, e la nostra ideologia decadente, o se volete, nihilista, nell’osservazione del mondo che ci circonda.”
Questa dichiarazione di intenti diventerà nel 1978 una presentazione alla stampa in occasione del primo ed unico disco “PRESENCES”, edito da una piccola casa indipendente londinese, la Skull’s Jewels Records, specializzata nella scoperta e nel lancio di gruppi definiti ‘maledetti’ per il loro stile di vita o per la loro musica fuori dai canoni classicheggianti dell’ hard-rock, esente da commercializzazioni, zuccherose e altre volte dozzinali, sia come musica che come testi.
Il disco, otto pezzi tra cui una suite di 21 minuti, senza appoggi mediatici e senza una ragione precisa, sfonda in tutti i mercati cogliendo impreparata anche la piccola casa discografica che si deve appoggiare alla ‘major’ Wong per la distribuzione ed il soddisfacimento delle innumerevoli richieste nel mondo. Si conteranno 19 milioni di copie vendute e per un primo disco sono tante.
Il successo è inspiegabile, ma il disco entra in tutte le più importanti classifiche, vi permane per moltissime settimane e diventa l’argomento di discussione di salotti sociologici in TV, di rubriche radiofoniche e di quasi tutta la stampa, specializzata e no. La rivista Rolling Stone dedica al gruppo uno speciale con interviste, fotografie, la pubblicazione dei testi del disco in un inserto straordinario di cinquanta pagine, onore mai riservato prima nemmeno ai Beatles. Si moltiplicano i ‘fans clubs’ nel mondo e si discute nei consigli di amministrazione delle case discografiche del fenomeno, da un punto di vista strettamente musicale.
La musica, supportata da testi non banali ed inquietanti che celebrano descrizioni suggestive di strani riti iniziatici e di templi antichi e sperduti, effettivamente è originale, struggente ed irritante, diabolica ed ipnotica; in una parola: sulfurea. Farà proseliti ed imitatori in tutto il mondo con discreti risultati commerciali che, però, non si avvicineranno mai al prototipo dei “VAL”.
Il perché è riconducibile al gruppo stesso, alle personalità dei quattro, alle loro stravaganze e capricci, al loro modo di pensare che è stato come quello di una sola persona. La causa principale del loro successo è dovuta al loro affiatamento in sala di incisione, con i loro suoni omogenei ed integrati tra di loro come un unico pazzo e mostruoso strumento, ed al loro affiatamento nella vita con atteggiamenti e pensieri espressi anch’essi da tutti e quattro come un solo individuo.
Il fenomeno esplose musicalmente e si sviluppò socialmente nell’immagine che il gruppo rifletteva verso un mondo giovanile in fermento, privo di certezze (come sempre del resto), alla ricerca di valori o sensazioni tali da dare un senso all’esistenza.
I quattro cominciarono a prendere gusto al successo e lo alimentarono con interviste scandalose sui loro interessi esoterici, sulle loro sperimentazioni nella penombra del loro scantinato con invocazioni a questa o a quella spiritualità. Diedero il congedo all’inibizione e si presentarono, forti del loro carisma, come effettivamente avevano desiderato anni prima, discutendo su demoni iraniani o su sanguinarie sette indiane: diedero di loro, con esibizionismo e senza vergogna, l’immagine di un gruppo sdradicato dalla realtà e perduto verso suggestioni decadenti, di un gruppo privo di quella morale benpensante che avrebbe potuto rassicurare tanti genitori, di un gruppo appunto ‘maledetto’, e rafforzarono questa immagine con estemporaneità di gusto dubbio, ma di facile presa su ragazzi superficiali in cerca di icone da prendere a modello.
Brett Wind girava per le vie di Londra con un grosso gatto nero su una spalla e indossava solo ed immancabilmente abiti viola, comprese stole di preti cattolici. Ben Cross si faceva notare spesso seduto a gambe penzoloni sui cornicioni di qualche alto palazzo del centro con un paio di occhiali da sole a forma di pipistrello, schermati all’esterno con carta stagnola, che lo rendevano di fatto cieco, con un crocefisso legato ad una caviglia, a testa in giù. John Bradley era l’esibizionista più efferato e non perdeva occasione, in pubblico, di mostrare le sue parti basse decorate con amuleti africani ed ex-voto d’argento finemente cesellati o con ‘piercing’ di spille indiane: raccapricciante! Jonas Green sembrava il più sobrio, ma il suo atteggiamento silenziosamente tenebroso mascherava una condizione di trance ipnotico quasi permanente dovuta a qualche strano fungo peyote messicano.
Erano quindi quattro personalità alquanto disturbate, almeno secondo i canoni di valutazione ‘normale’, ed anche le loro ossessioni, le loro manie ed il loro comportamento si integravano perfettamente tra di loro. Si presentavano quasi sempre in quattro e si diceva che vivessero tutti e quattro insieme in un nuovo scantinato completamente rimesso a nuovo ed arredato come una sala per sedute spiritiche, con mobili turchi, asiatici ed una invidiabile biblioteca dell’occulto con manoscritti e libri antichi per provati iniziati al mondo della magia.
