Distillato di quattro menti
Se io sto suonando bene comincio a dimenticare tutta una serie di dettagli ambientali e piano piano anche autobiografici, cioè divento assolutamente privo di attenzione per il dato umano, per l’oggettale, il cosale, non m’interessa più che ci siano dieci venti o trenta persone. Per me è una cosa molto simile a quando stai facendo l’amore, più ti dimentichi di come sei, di dove sei, perché stai facendo quello, cosa c’è dopo, cosa c’era prima, cosa devi fare, cosa non devi fare, più di dimentichi di tutto questo… più stai bene, più fai quello che fai nella maniera più naturale, meglio è. Per quanto mi riguarda, quando si arriva a quel momento lì, con il senno di poi -perché meno autocoscienza hai, meglio è-, be’, per me quello è il momento migliore. Il rapporto con gli altri musicisti, in quel momento, è empatico. Cioè, quando si suona è sempre così, senti quello che sta facendo il tuo compagno e dici, ah, sta cercando di arrivare là, quindi io cerco di accompagnarlo. Noi a volte improvvisiamo, la cosa migliore è che sia empatico questo tipo di trasmissione, magari ci può essere un messaggio razionale, magari uno ti fa un tipo di frase che tu capisci, Ah, vuole andare a parare là, in quel tipo di tonalità e di mood musicale, però a volte succede che si riesce ad andare oltre al conscio ed allora…
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